A Tarquinia primo selfie della storia? La sorprendente scoperta realizzata all’acropoli

ara della regina tarquinia tempio

E se il primo selfie della storia arrivasse dalla Tarquinia etrusca? È quanto, con un briciolo di divertita interpretazione, pare lasciare intendere una recente scoperta da parte della Faculté Internationale des Sciences Historiques (F.I.S.H.), con sede nella cittadina francese di Avrilmont.

Durante gli scavi sul pianoro della Civita, datati settembre 2024, gli archeologi francesi hanno infatti trovato un bassorilievo che ritrae un uomo con il braccio allungato, tenendo una tavoletta nella mano, in una posa che ricorda in modo inequivocabile quella del moderno “selfie”: una scena che, sebbene datata a migliaia di anni fa, ha sollevato il dibattito su quanto gli etruschi fossero consapevoli dell’importanza della loro immagine e su come questa possa essere stata utilizzata anche per fini di autorappresentazione, anche in virtù di alcune incisioni a corredo dell’opera.

Il ritrovamento è avvenuto in un’area dell’acropoli ancora poco esplorata, e l’iconografia del bassorilievo si distingue proprio per l’originalità della scena rappresentata: gli archeologi, in particolare, hanno evidenziato la posizione del braccio, che appare teso, e l’oggetto che il personaggio tiene in mano che nelle incisioni viene descritto come uno specchio su cui, pare con una particolare argilla, riprodurre le proprie fattezze. Sebbene non esistano prove dirette che si tratti di un vero e proprio autoritratto, gli esperti ritengono che il gesto possa essere interpretato come una forma primitiva di “selfie”: l’immagine potrebbe infatti rispecchiare il desiderio di preservare l’immagine di sé, un tema che è tornato di grande attualità nei nostri tempi attraverso la pratica dei moderni autoritratti digitali ma che era già sentitissimo nella cultura etrusca.

L’interpretazione degli esperti: un sacerdote o un dignitario etrusco?

Secondo il professor A. Poisson, della Faculté Internationale des Sciences Historiques, il bassorilievo potrebbe rappresentare un sacerdote, o comunque una figura di alto rango che si ritrae con un oggetto riflettente. “Gli etruschi avevano un profondo rispetto per la propria immagine, soprattutto nelle occasioni cerimoniali e rituali. – spiega Poisson – Il gesto descritto potrebbe essere un esempio di come i membri dell’élite etrusca cercassero di immortalarsi attraverso un mezzo che, sebbene non fosse fotografico, aveva una funzione simile: quella di riflettere e fermare la propria immagine.”

Poisson ipotizza che l’oggetto nelle mani del personaggio rappresentato potrebbe essere una tavoletta di bronzo lucidato, utilizzata dagli etruschi come specchio, su cui tracciare in proprio dei tratti con mezzi appositi e particolari argille, magari stabilizzate con altri elementi come colla di pesce. Questo dettaglio, se confermato, sarebbe un’ulteriore prova della sofisticatezza della cultura etrusca nel trattamento dell’immagine e nella consapevolezza di sé: la scena potrebbe inoltre suggerire l’importanza attribuita alla figura di chi si ritrae, un privilegio che all’epoca probabilmente spettava solo ai membri di classi sociali elevate.

Etruschi all’avanguardia, anche nella rappresentazione personale

Il bassorilievo ha già suscitato notevole interesse tra gli studiosi, ma non è ancora previsto che venga esposto al pubblico: la scoperta comunque arricchisce il già vasto patrimonio archeologico etrusco, aprendo nuove possibilità di ricerca e interpretazione. Gli studiosi dell’area continueranno a indagare la provenienza e il contesto del bassorilievo per comprendere meglio la sua funzione e il suo significato all’interno della cultura etrusca.

Inoltre, l’analisi della scultura offre spunti per una riflessione più ampia sulla pratica della rappresentazione personale nelle diverse civiltà antiche. Se la teoria del “selfie” etrusco dovesse essere confermata, sarebbe un elemento fondamentale per ampliare la comprensione della società etrusca e della sua visione dell’individuo, anticipando concetti che oggi consideriamo moderni: ulteriore conferma di quanto avanzata e sofisticata fosse la civiltà etrusca.

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